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Sanità territoriale: gli strumenti che permettono alle Case della Comunità di diventare il primo punto di cura

28 maggio 2026 | CompuGroup Medical Italia
Medici e operatori sanitari all’interno di una Casa della Comunità impegnati nell’assistenza territoriale e nell’integrazione tra ospedale e territorio

La sanità territoriale è al centro di una delle riforme più ambiziose della storia recente del Servizio Sanitario Nazionale. Il PNRR ha stanziato risorse straordinarie, il DM 77/2022 ha tracciato la rotta organizzativa, e le Case della Comunità (CdC) sono state designate come i nuovi hub dell'assistenza di prossimità. Eppure, a pochi mesi dalla rendicontazione finale europea, la domanda rimane aperta: quante di queste strutture sono davvero operative? E soprattutto, di cosa hanno bisogno per trasformarsi da contenitori architettonici a nodi funzionanti del percorso di cura?

PNRR e assistenza territoriale: il modello che l'Italia deve costruire entro il 2026

Il DM 77/2022 ha disegnato un modello preciso: Case della Comunità (CdC) Hub attive 24 ore al giorno, Spoke operative almeno 12 ore per 6 giorni su 7, équipe multiprofessionali con MMG, infermieri di comunità, specialisti e assistenti sociali. La Missione 6 del PNRR ha destinato 7 miliardi di euro all'assistenza territoriale per costruire questa rete entro il 2026.

I numeri reali raccontano un'altra storia. Delle 781 strutture con almeno un servizio attivo (il 45% delle programmate), solo 66 hanno tutti i servizi e il personale previsto. Per 649 strutture — il 37,8% — le Regioni non hanno dichiarato attivo nemmeno un servizio. Le disuguaglianze sono profonde e sistematiche: Lombardia ed Emilia-Romagna concentrano oltre il 55% delle CdC pienamente operative; in Basilicata e nella Provincia Autonoma di Bolzano non risulta attiva alcuna struttura completa.

Per MMG e infermieri questo scenario significa un riposizionamento professionale imposto dalle norme ma non ancora sostenuto dagli strumenti: lavoro in team, gestione della cronicità, telemonitoraggio domiciliare. Tutto previsto. Poco praticabile, senza le infrastrutture giuste.

 

Perché la sanità territoriale non è ancora il primo punto di cura: il gap tra norme e realtà

La carenza infermieristica è la criticità principale segnalata da AGENAS e dalla Fondazione GIMBE. Molte ASL non riescono a garantire la copertura h12 o h24 prevista. I MMG, formalmente "perno dell'assistenza territoriale", nella pratica operano ancora secondo logiche ambulatoriali tradizionali, senza modelli retributivi chiari per il lavoro in équipe e senza strumenti di integrazione con i sistemi informativi della CdC.

Interoperabilità e telemedicina: le infrastrutture ci sono, ma i dati non viaggiano

Il Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 è il pilastro digitale dell'intero ecosistema territoriale. Vi sono stati investiti 1,38 miliardi del PNRR eppure a settembre 2025 nessuna Regione rendeva disponibili tutte le 16 tipologie di documenti previste, e solo il 44% dei cittadini aveva espresso il consenso alla consultazione.

Oltre al FSE, sono emerse ulteriori criticità strutturali:

● progetti di telemedicina territoriale sviluppati in modo pilota che non vengono integrati nei sistemi informativi aziendali;

● device diagnostici non interoperabili con le cartelle cliniche in uso;

● doppie registrazioni che duplicano il carico di lavoro dei clinici;

●  interfacce utente di scarsa usabilità che scoraggiano l'adozione quotidiana.

E se i dati non viaggiano, la continuità assistenziale resta teorica.

Governance e diseguaglianze territoriali: una riforma a due velocità

La struttura del SSN italiano, con la sua articolazione regionale, amplifica le disuguaglianze invece di attenuarle. Il Nord ha accumulato un vantaggio strutturale in termini di reti informatiche preesistenti, capacità programmatoria e disponibilità di personale. Il Sud parte da decenni di sottofinanziamento.

Il rischio concreto, già segnalato da vari enti, è quello di consegnare ai cittadini "scatole vuote e una digitalizzazione frammentata", con un debito pubblico sulle spalle delle generazioni future e nessun beneficio reale.
 

Integrazione ospedale-territorio: obiettivi clinici e organizzativi

Il principale obiettivo clinico della sanità territoriale riformata è la gestione proattiva delle malattie croniche, che interessano circa il 40% della popolazione italiana.

Una Casa della Comunità pienamente operativa dovrebbe essere in grado di:

● eseguire diagnostica di primo livello (ECG, spirometria, dermatoscopia, punto di prelievo),

● attivare percorsi di telemonitoraggio domiciliare per i pazienti fragili,

● garantire la presa in carico continuativa attraverso PDTA evidence-based,

● coordinare le dimissioni ospedaliere protette, riducendo il rischio di re-ospedalizzazione precoce.

Sul piano organizzativo, l'integrazione ospedale-territorio è la condizione necessaria per costruire un sistema in cui il medico di reparto e l'infermiere della CdC accedono agli stessi dati clinici del paziente in tempo reale, la dimissione programmata è già accompagnata dall'attivazione del team territoriale e il PDTA del paziente cronico è visibile e modificabile da tutti gli attori del percorso di cura, dal MMG allo specialista, dall'infermiere di comunità all'assistente sociale.

L'interoperabilità è il requisito trasversale: i device diagnostici devono trasmettere dati in formato standard (HL7 FHIR, DICOM ove applicabile) verso il FSE e i sistemi informativi aziendali, nel rispetto del GDPR e degli standard ISO/IEC 27001 per la sicurezza delle informazioni sanitarie.

La dotazione clinica indispensabile per arrivare alle Case della Comunità come primo punto di cura

Il passaggio dalla struttura fisica alla struttura funzionale richiede un set minimo di strumentazione diagnostica:

● strumenti clinici di prossimità: diagnostica cardiologica, diagnostica dermatologica, point of care testing (emogasanalisi, glicemia, HbA1c, esami dell'urina), piattaforme per telemedicina e telemonitoraggio domiciliare;

● strumenti digitali e organizzativi: cartella clinica elettronica del MMG, sistema gestionale della CdC;

● un ecosistema di soluzioni in grado di connettere entrambe le dimensioni in modo interoperabile.

La selezione e l'acquisto di questi strumenti, entro le scadenze del PNRR, richiede percorsi di approvvigionamento rapidi, sicuri e conformi alla normativa.

 

Le soluzioni CGM per le CdC: strumenti, ecosistema digitale e via d'accesso CONSIP

CGM è aggiudicataria dell'Accordo Quadro CONSIP ID 2802, lo strumento che consente alle ASL con fondi PNRR — ed estensibile a tutte le PA con altri fondi — di acquisire dispositivi medicali certificati tramite AcquistinretePA, con affidamento diretto e senza riapertura di gara.

I tre lotti aggiudicati coprono le esigenze diagnostiche essenziali:

  1. Dermatoscopio HEINE DELTAone A (Lotto 1), con luce polarizzata e autonomia per l'intera giornata;
  2. CARDIOLINE ECG200S a 12 derivazioni con integrazione PACS (Lotto 2);
  3. CARDIOLINE ECG100S portatile per carrello emergenze con protezione defibrillatore (Lotto 3).

Tutti i dispositivi hanno specifiche superiori ai requisiti minimi e integrazione nativa con CGM POINT OF CARE, la piattaforma per la gestione delle attività cliniche di prossimità, interoperabile con le cartelle cliniche e i sistemi informativi già in uso nelle ASL.

Inclusi nella fornitura: consegna, installazione e collaudo, formazione online del personale, customer care dedicato e servizio full-risk per 24 mesi, un fattore che riduce concretamente l'incertezza gestionale per le ASL nel periodo critico di avvio delle CdC.

 

Misurare la maturità delle Case della Comunità sugli strumenti, non sulle inaugurazioni

Inaugurare una struttura non equivale a renderla operativa. Il rischio sistemico della riforma attuale è esattamente questo: che i numeri delle CdC "aperte" crescano rapidamente per soddisfare i target europei, ma che l'operatività reale, misurata in termini di servizi erogati, pazienti presi in carico, dati circolanti, resti ben al di sotto delle aspettative.

Per questo è fondamentale dotarsi di una griglia di indicatori di maturità che vadano oltre il dato binario "struttura aperta / non aperta", ovvero:

% CdC con diagnostica di prossimità effettivamente attiva.

○ Cosa misura: la disponibilità reale dei device e loro utilizzo.

○ Soglia di attenzione: < 70% delle CdC previste.

● N. pazienti in telemonitoraggio territoriale (per 1.000 assistiti).

○ Cosa misura: la penetrazione reale dei programmi di telemedicina.

○ Soglia di attenzione: < 5 pazienti/1.000 residenti.

● Tempo medio di presa in carico post-dimissione (giorni).

○ Cosa misura: l’efficacia dell'integrazione ospedale-territorio.

○ Soglia di attenzione: > 3 giorni lavorativi.

● % referti disponibili in tempo reale in cartella clinica condivisa.

○ Cosa misura: il grado di interoperabilità dei sistemi informativi.

○ Soglia di attenzione: < 80%.

Questi indicatori non sono burocrazia: sono la differenza tra una CdC che esiste e una che cura. Usarli per orientare le scelte di investimento (in dotazioni, formazione, organizzazione) e sfruttare canali come l'Accordo Quadro CONSIP e le soluzioni software in ecosistema significa trasformare le risorse PNRR in valore concreto per il territorio.

 

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