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Il ruolo del Medico di Famiglia in tempi di Pandemia.

26 aprile 2021 | CompuGroup Medical Italia
Medico di famiglia in pandemia

L’emergenza dovuta al Covid-19 ha prodotto una trasformazione radicale nel modo di gestire il lavoro del medico di famiglia e il suo rapporto con gli assistiti. L’importanza di un buon software di cartella clinica per riorganizzare l’attività e non farsi travolgere dai cambiamenti. 
 

Fin dai primi segnali di diffusione dell’epidemia, i medici di medicina generale si sono trovati ad affrontare dubbi e paure dei propri pazienti. Del resto costituiscono da sempre il primo contatto per tutti i cittadini, avendo all’interno del nostro sistema sanitario la grande responsabilità di “front office” nei confronti dei loro assistiti, sia in termini di gestione delle cronicità, sia in termini di prevenzione.

Dopo i primi momenti di confusione, il primo aspetto che ha iniziato a cambiare radicalmente, man mano che venivano adottate le varie misure di contenimento, è stata la stessa organizzazione del lavoro del medico.

Le norme per il distanziamento sociale, ad esempio, hanno portato anche i medici di base che non adottavano un sistema di appuntamenti per l’afflusso nei propri ambulatori, a scaglionare gli accessi per evitare affollamenti nella sala d’attesa. Questo è andato di pari passo con un’accelerazione della possibilità di ricorrere a soluzioni di assistenza diverse, incluse quelle digitali e a distanza.

 

Primi segnali di cambiamento

Già a febbraio del 2020 Silvestro Scotti, segretario nazionale della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG) sosteneva un modello di presa in carico del paziente che proteggesse l’assistito, ma anche tutto il sistema delle cure primarie: “Abbiamo bisogno che il paziente con sintomi sospetti venga gestito anche nell’ambito della medicina generale da medici protetti con le dotazioni di sicurezza previste: mascherina, occhiali, guanti e tuta”.

La strategia, dunque, è stata quella di cercare l’ottimizzazione del lavoro più ripetitivo come le prescrizioni mediche, in particolare per i pazienti cronici, utilizzando strumenti informatici o il telefono, nel tentativo di ridurre le visite in ambulatorio o domiciliari allo stretto indispensabile. Sin da subito si è palesata la necessità di effettuare, nel caso di sospetta diagnosi di Covid-19, un triage telefonico per poi, eventualmente, procedere alla visita del paziente.

I medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, in funzione della loro presenza capillare nel territorio e della conoscenza diretta della propria popolazione di assistiti in termini sanitari e sociali, sono stati sempre più coinvolti nel contrasto all’epidemia, sia per quanto riguarda le diagnosi, sia per la gestione e la cura dei pazienti che non era necessario ospedalizzare.

Le nuove procedure per la diagnosi

Nella fase acuta dell’inizio della pandemia ricordiamo tutti l’assalto ai punti di Pronto Soccorso ospedalieri dei pazienti che presentavano o temevano di avere i sintomi dovuti all’infezione. La ricerca della migliore organizzazione possibile per aumentare la capacità diagnostica e di tracciamento del virus da parte del servizio sanitario ha portato a variare gli stessi Accordi Collettivi Nazionali (ACN) della medicina generale.

Il 27 ottobre 2020, infatti, per evitare che l’attività di indagine epidemiologica con il tracciamento dei contatti (contact tracing) e l’accertamento diagnostico per l’identificazione rapida dei focolai gravassero esclusivamente sui Dipartimenti di prevenzione, è stato previsto il coinvolgimento dei medici di medicina generale e pediatri di libera scelta per il rafforzamento del servizio esclusivamente per l’effettuazione dei tamponi antigenici rapidi, prevedendo l’accesso su prenotazione e previo triage telefonico.

Con la circolare del 3 novembre il Ministero della Salute ha comunicato tutti gli Indirizzi operativi per l’effettuazione dei test antigenici rapidi da parte dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta.

Questa attività di diagnosi, in collaborazione con i Dipartimenti di prevenzione, può essere svolta presso lo studio del medico o nelle sedi messe a disposizione dalle ASL. Le singole Regioni, inoltre, possono prevedere forme di adesione dei medici all’esecuzione del tampone al domicilio del paziente.

Cura del paziente a domicilio

Anche per quanto riguarda la cura dei pazienti colpiti dal virus Sars-Cov2 è stata subito evidente la necessità di allentare in qualche modo la pressione sulle strutture ospedaliere e il governo, già ai primi di marzo del 2020, ha istituito in quest’ottica le Unità Speciali di Continuità Assistenziale (USCA).

Le USCA devono essere attivate dal medico di base (o dal pediatra) che, a seguito del triage telefonico comunicano i dati dei pazienti con infezione da Covid-19 che non necessitano di ricovero ospedaliero.

Nel decreto (D.L.14/2020) viene precisato che la nuova unità organizzativa dovrà consentire al medico di medicina generale o al pediatra di libera scelta di garantire l’attività assistenziale ordinaria. Questo però non vuol dire che le USCA debbano sostituire, ad esempio per le visite domiciliari, il medico di famiglia nella cura del paziente con Covid-19, anzi.

La circolare del ministero della Salute del 30 novembre riguardante la “Gestione domiciliare dei pazienti con infezione da SARS-CoV-2” ribadisce che medici e pediatri “devono giocare, in stretta collaborazione con il personale delle USCA e con eventuali unità di assistenza presenti sul territorio, un ruolo cruciale nell’ambito della gestione assistenziale dei malati COVID-19”.

L’attività dei medici di famiglia e delle USCA deve garantire, tra l’altro:

  • L’identificazione dei soggetti a rischio di contagio e dei casi sospetti nei quali è richiesta l’esecuzione di test diagnostico;
  • Il monitoraggio e gestione domiciliare dei pazienti che non richiedono ospedalizzazione;
  • L’identificazione precoce di parametri e/o condizioni cliniche a rischio di evoluzione della malattia con conseguente necessità di ospedalizzazione;
  • L’identificazione degli assistiti portatori di patologia a rischio.

Nella gestione delle varie problematiche la circolare sottolinea l’opportunità che il personale delle USCA operi in stretta collaborazione con i medici di medicina generale e i pediatri fornendo loro supporto, mentre per i pazienti con malattia lieve, è indicata la sorveglianza domiciliare da parte dei singoli medici, con la collaborazione, ove il contesto sociale lo consenta, da parte di un membro della famiglia.

È da ricordare, inoltre, la sentenza del consiglio di Stato n°8166 del 18 dicembre 2020 che, come riportato in un articolo de “Il Sole 24 ore” sostiene che “la visita a domicilio dei pazienti Covid costituisce parte integrante dei compiti del medico di medicina generale, a prescindere dalle funzioni attribuite alle Unità Speciali di Continuità Assistenziali” in quanto è inclusa nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).

 

Politiche vaccinali

I medici di famiglia, più di recente, sono stati coinvolti anche nella campagna vaccinale anti Covid. A febbraio è stato infatti sottoscritto il protocollo d’intesa tra i medici di medicina generale, governo e Regioni per le vaccinazioni da Covid-19.

Al medico di famiglia sono affidate, in particolare, le vaccinazioni dei soggetti estremamente fragili che non rientrano nelle categorie seguite dai cosiddetti “centri di cura” (reparti oncologi, dialisi, etc.) e che potranno essere vaccinati a domicilio, nello studio del medico o nelle strutture messe a disposizione dei medici di base dalle Asl.

Le informazioni ai propri assistiti sul vaccino anti-covid è una delle attività che li impegna maggiormente, anche molto oltre i normali orari di lavoro.

Nuove sfide, nuova organizzazione

L’emergenza ha certamente messo sotto stress il ruolo e l’attività del medico di base, ma nello stesso tempo ha contribuito a incrementare la sua valenza professionale mettendo in risalto la sua capacità di fornire informazioni corrette sulla salute.

Mai come in questo periodo il medico ha la necessità di semplificare quanto più possibile la sua attività in modo da dedicarsi con più tempo e più attenzione alle problematiche dei suoi pazienti.

In questa situazione spiccano i vantaggi di dotarsi si un nuovo software come CGM STUDIO: con la sua architettura completamente in cloud e la sua interfaccia semplice e intuitiva che consente di avere a disposizione tutti i dati dei propri pazienti da qualsiasi postazione dotata di un accesso internet, ad esempio nella struttura della Asl dove il medico si reca per vaccinare i propri pazienti.

CGM STUDIO è un prodotto completo che consente di ottimizzare l’attività del medico e, soprattutto del suo tempo: permette di effettuare tutte le attività correlate alla gestione dei propri assistiti, dalle prescrizioni mediche alla consultazione della cartella clinica, dalla redazione di certificati alla trasmissione del fascicolo sanitario elettronico in pochi click e senza nessuna necessità di lunghe e noiose procedure di aggiornamento e sincronizzazione dei database o del prontuario farmaceutico.

Il software infatti, non essendo installato in locale, viene aggiornato direttamente sulla nuvola, in automatico e quotidianamente con tutte le novità normative - anche delle singole Regioni - e di dispensazione dei farmaci.

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