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La diffusione della Medicina di Genere (MdG)

La diffusione della Medicina di Genere (MdG)
Secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la Medicina di Genere è lo studio dell’impatto che le differenze biologiche, socio-economiche e culturali hanno sullo stato di salute e di malattia di ogni persona.

 

Il 7 aprile ricorre la Giornata Mondiale della Salute che celebra l’inizio della attività dell'Organizzazione mondiale della salute (Oms) nello stesso giorno del 1948.

L’evento internazionale sarà dedicato quest’anno alla necessità di garantire il diritto alla salute e di ridurre le disuguaglianze nel mondo. Il riferimento è alle disparità nell’accesso al cibo e all’acqua pulita e, più in generale, alle differenze economiche, sociali e culturali tra le varie parti del globo. Differenze delle quali bisogna sempre tener conto nel percorso diagnostico terapeutico, comprese quelle, troppo a lungo sottovalutate, tra uomo e donna. Fu la stessa Oms a inserire nel 2000 il concetto di Medicina di Genere (MdG) nel documento "Equity Act", creando poco dopo il Dipartimento per il Genere e la salute della donna.

 

Farmaci e MdG.
 

La MdG nasce dalla necessità di tener conto dell’influenza delle variabili biologiche, psico-sociali, economiche e culturali sull’espressione clinica delle patologie e sulla risposta ai farmaci e ai protocolli terapeutici. Uomini e donne, infatti, non solo sono differenti dal punto di vista biologico e fisiologico, ma anche dal punto di vista di farmacocinetica e farmacodinamica (e quindi delle interazioni tra i farmaci e l’organismo), rendendo indispensabile applicare i principi della medicina di genere già dalla ricerca preclinica.

Secondo dati riportati dalla Fondazione Veronesi di Milano solo la metà degli studi clinici considera le peculiarità di genere e uno su tre riporta dati adeguati, con la conseguenza che farmaci e terapie destinati a entrambi i sessi sono sperimentati per l’80% su uomini.

Questo, nonostante l’attenzione crescente a questa problematica che ha portato l’Italia a essere il primo paese al mondo ad aver inserito in una legge (art. 3, comma 1, Legge 3/2018) l’applicazione e la diffusione della medicina di genere nel Servizio sanitario nazionale, predisponendo un Piano per l’applicazione e la diffusione della medicina di genere.

Nel Piano, introdotto nel 2019, si sottolinea l’importanza di correggere l’arruolamento nella ricerca clinica considerando che la percentuale di donne supera difficilmente il 20% negli studi di fase III, ma si avvicina allo zero (2,8% nel 2015) nelle prime fasi della ricerca, sia quella condotta sui volontari sani in fase I, sia quella di fase II dove si testano i dosaggi dei farmaci.

 

Differenze di genere anche per le diagnosi. 
 

Le differenze tra uomo e donna, inoltre, riguardano anche il metabolismo, il sistema immunitario e lo stesso processo di invecchiamento. Differenze delle quali bisogna tener conto sia per la corretta interpretazione degli esami diagnostici strumentali e di laboratorio, sia nella valutazione clinica. Numerose patologie, infatti, presentano peculiarità legate al genere: le malattie reumatiche ed autoimmuni, ad esempio, interessano soprattutto le donne che hanno un sistema immunitario più efficiente che, se da un lato le protegge da infezioni batteriche e virali, dall’altro le rende più soggette a patologie autoimmuni.

Ecco perché è necessario, nell’ottica di una medicina di precisione, un iter diagnostico-terapeutico adeguato alle specifiche caratteristiche del paziente, a cominciare dalle peculiarità di genere.

 

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